Malattia di Alzheimer

MALATTIA DI ALZHEIMER

Descritta per la prima volta nel 1906 dal medico Alois Alzheimer, rappresenta la causa più comune di demenza, il 55-60% di tutti i casi. Ad oggi le cause della malattia risultano ancora sconosciute. Si caratterizza per una degenerazione progressiva di alcune aree del tessuto cerebrale, riconducibili soprattutto ad un accumulo:

  • di proteine beta-amiloide: (proteine che non vengono metabolizzate, né rimosse);
  • di placche senili o neuritiche: addensamenti di cellule nervose morte intorno a un nucleo di beta-amiloide;
  • dallo sviluppo di intrecci neurofibrillari: filamenti arrotolati di proteine insolubili nella cellula nervosa, e
  • da alti livelli di proteina tau: data da intrecci neuorofibrillari e beta-amiloidi, in specifiche aree del cervello, che interrompono la trasmissione di messaggi nel sistema nervoso centrale.

Oltre ai fattori genetici, acquistano sempre più importanza la relazionalità che questi hanno con i fattori ambientali e lo stile di vita.

SINTOMI

In genere, la malattia inizia con vuoti di memoria relativi alla posizione o al nome degli oggetti di uso quotidiano. La persona, che in questa fase presenta una consapevolezza ancora integra, di fronte alle difficoltà spesso inizia a compensare utilizzando la cosiddetta parola “passepartout”: adoperando la parola “cosa” come sostituta del nome dell’oggetto che in quel momento non riesce a ricordare. Man mano che la malattia progredisce, la persona può dimenticare nomi, eventi, volti recenti e può manifestare una difficoltà a mantenere un’attenzione continua durante gli scambi verbali. Emergono difficoltà anche nel calcolo e nella gestione del denaro. Ad una fase intermedia della malattia possono manifestarsi cambiamenti di personalità, con una maggiore sospettosità riguardo agli altri, alle loro azioni e agli eventi esterni. Con il progredire della malattia, in una fase di declino cognitivo grave, si manifestano deficit nel pensiero, disorientamento spaziale e temporale, e le lacune nella memoria diventano sempre più evidenti, ad essere intaccata questa volta è la memoria a lungo termine. Inoltre diventa necessario un accudimento costante da parte di una figura di riferimento in grado di accompagnare e guidare la persona nelle sue attività quotidiane. È probabile che in questa fase si manifestino disturbi comportamentali, come inversione dormi-veglia, wandering (tendenza a non stare seduti, vagare, perdersi), deliri/allucinazioni (visivi o uditivi). In un’ultima fase della malattia, di fronte ad un declino cognitivo molto grave, la persona smarrisce la consapevolezza di sé, la capacità di riconoscere gli altri, di rispondere congruamente al proprio ambiente esterno e di portare avanti una conversazione. Inoltre possono emergere difficoltà nel controllo dei movimenti e della deglutizione, come conseguenza di una muscolatura rigida intaccata.

La Valigia – Pier Paolo Paganelli

 

Bibliografia:

  • De Beni R., Borella E., Psicologia dell’invecchiamento e della longevità, Il Mulino, 2015.
  • Martin G. N., Balconi M., Neuropsicologia cognitive, Pearson, 2013.
  • Vallar G., Papagno C., Manuale di neuropsicologia, Il Mulino, 2012.
  • Zubenko G.S. et Col., A collaborative study of the emergence and clinical features of the major depressive syndrome of Alzheimer’s disease, American Journal of Psychiatry, 160, 2003.

Testo a cura di: Dott.ssa Dalila Paolino